Domenica al mare
Prima giornata di mare: non l'ho mai amato, anzi, mi correggo, lo amo tantissimo, ma tra me e il mare c'è la spiaggia, ed è quella che odio. Crescendo ho tamponato con le gare con gli amici, il beach volley, il ruba bandiera. Con gli amici di mia moglie le cose erano già cambiate, ma comunque ci si divertiva. Con i bambini i castelli di sabbia, le piste e le bocce.
Ora non c'è altro, io e la spiaggia, ed è forse per questo che sta nascendo un feeling, e allo stesso tempo sta morendo quello per la montagna. Invecchiare non è solo brutto, ma strano. Crollano tutte le certezze.
Il grande non è venuto e il piccolo vuole fare il bagno con me continuamente. Mi tuffo anche se, a dirla tutta, mi fa alquanto schifo: le condizioni dell'acqua lasciano a desiderare... come sempre da queste parti.
Siamo con amici, i soliti forzati dall'incontro tra i figli e gli altri nella scuola, da molti anni ormai, sono i più longevi e quelli, come altri che non si sono stufati di noi... ma forse io di loro. Ma è un'amica di mia moglie, quindi la vedrò per sempre. A meno che non lasci mia moglie. Il pensiero mi mette felicità, ma poi penso a tutto il resto che accadrebbe o potrebbe accadere. Sarebbe pericoloso per mia moglie, e mi mancherebbero mio suocero e mio cognato. I figli sarebbero molto tristi, ma riuscirei a esserci.
Dopo pranzo il piccolo mi dà tregua, si concentra sulla madre e la sua amica. Io mi metto sul lettino e mi concentro sulle onde del mare, che non può definirsi mosso ma è comunque un po' agitato. Mi addormento 5 minuti di orologio: un grido di una signora vicino interrompe la pennichella. Oramai non prendo più sonno: ti penso e ti vorrei qui che mi accarezzi piano la spalla, e io farei altrettanto con te. Vorrei addormentarmi con te vicino, per potermi risvegliare sempre con te vicino.
Ti desidero tanto e vorrei scrivertelo: meglio prendere il cellulare e scrivere su questo blog. Il problema è che quando scrivo sul cell, mia moglie mi osserva spesso, ed ogni tanto mi chiede: "A chi scrivevi?". Ed io mi invento sempre qualcosa con il lavoro. Ultimamente sembra sospettosa: ha capito qualcosa? Spero di no, preferirei dirglielo io, se trovassi il coraggio.
Certo non parlerei di te. Noi non esiste, l'ho ribadito più volte. Parlerei di noi, che è finita... Poi andrei a casa, preparerei la valigia e andrei a dormire in albergo. Il giorno dopo comincerei a cercare un appartamento... Ho pensato un po' a tutto. Come fosse una routine pronta a scattare.
Io torno nei miei pensieri, meglio, nei miei sogni e ci sei tu, Lei, che mi chiami e mi dici di voler stare con me per sempre. Utopia.
Vado a tuffarmi.