Cade la pioggia
Sono a casa, fuori piove, come pioveva appena uscito dall'ufficio. Chissà se piove a Valencia, mi auguro di no.
Oggi è stata una giornata caotica, densa di appuntamenti virtuali e problemi reali. E in fondo mi ha aiutato. Mi ha aiutato a pensarti meno. Ho evitato quasi sempre il tuo ufficio, proprio per non vedere quella sedia vuota. È assurdo quanto possa pesare una sedia vuota.
Al lavoro intanto c'è il caos della migrazione. E la cosa assurda è che tecnicamente non mi spaventa quasi per niente. Ho capito che il lavoro in sé sarà persino semplice.
Quello che mi spaventa sono le persone.
Il cliente che ha comprato licenze sbagliate. I consulenti dell'azienda che hanno consigliato male. Gente mediocre che prende decisioni mediocri e poi lascia il peso agli altri, altri che sarei "io".
Forse era anche per questo che oggi ero nervoso con tutti. Non riuscivo a dare attenzione a nessuno. Avevo la testa piena e lo spazio vuoto della tua sedia.
Però poi, durante il rinfresco della collega che si sposa, sei tornata nella mia testa. Ti hanno nominata leggendo il biglietto d'auguri. Poi, mentre preparavano la confettata, io ho pensato che potresti avere qualcosa di dolce per il rientro in ufficio.
Sei a Valencia, chissà in quale punto della città ora. Chissà cosa stai facendo. Chissà se siete partiti da soli o con amici. Io non viaggio più con amici da anni. Siamo stati sfortunati: le poche coppie con figli che conosciamo spariscono sempre dopo un po'. Sembra che spaventiamo le persone. Oppure saremo antipatici e non ce ne accorgiamo. Due anni, tre anni. Poi basta. Ognuno si chiude dentro la propria vita e scivolano via. Noi inviatiamo anche tante persone a casa, ma è raro che qualcuno ricambi lil nostro invito. Chissà perché.
Chissà se mi pensi mai.
Mi ritrovo a pensare anche questo di te, se quando partite siete quelli che girano da soli mano nella mano, oppure quelli che fanno tavolate, risate, fotografie di gruppo con gli amici di una vita. Mi faccio domande inutili. Continue. Domande che non servono a niente. Solo perché vorrei conoscerti meglio.
Forse perché voglio costruirti meglio nella mia testa. Forse perché voglio conoscerti anche dove non potrò mai arrivare.
Lo so che sarebbe un errore. Lo so che mi farebbe male. Però a volte penso che mi basterebbe anche solo poterti frequentare fuori dal lavoro. Un caffè ogni tanto. Una passeggiata. Una confidenza stupida tra amici. Un aperitivo la sera prima di cena, magari pieno di risate.
Non come coppie. Non io, mia moglie, tu, tuo marito, i figli, le cene organizzate. No. Non è quella la fantasia. Solo io e te.
È qualcosa di più strano e più difficile da spiegare. Come se tu fossi un'amica con cui ho vissuto gran parte della mia vita, ed insieme ripensare al passato. Una di quelle persone che sembrano esserci sempre state anche se sono arrivate tardi. Anch se poi effettivamente con te vorrei un futuro, non un passato. Sarebbe altro dolore per il mio cuore ridotto male.
E mentre penso a queste cose mi rendo conto di quanto siano folli. Però negli ultimi trent'anni di cose folli ne ho fatte tante, solo per aggrapparsi ad uno scampolo di vita "normale". Quindi ben vengano i pensieri strani, finché sono pensieri.
Adesso piove. Spero che a Valencia ci sia il sole almeno per te. Qui tanto non ho niente da fare. Non c'è più neanche la palestra. Mi manca quell'ora in cui riuscivo almeno a staccare da tutto.
Tutti fuori casa, io invece sono qui, solo, con i tuo viso che mi appare dall'ombra. Ma che non riesco mai a toccare.