Per te...

Noi non esiste

Quello che temevo si è verificato. Oddio, “temevo” è una parola grossa. Ero sicuro che sarebbe andata così. Che non mi avresti scritto mai. Solo la risposta al mio messaggio dei confetti. Ero sicuro che a crederci fosse solo quella parte malata del mio cervello che ancora spera.

Io avrei inventato una scusa qualsiasi pur di sentirti. Che poi nemmeno ti sento davvero. Vedo quello che scrivi in una chat. Ma pur di vedere quelle poche righe e sapere che le hai scritte tu, mi sarei inventato qualsiasi cosa: "Che è successo oggi? Tutto bene?". Mi sarei inventato qualche allarme comparso sulla console di sicurezza, qualsiasi cosa, per averti un po’ più vicino, anche solo virtualmente.

Ed è normale che sia così. Perché, in fin dei conti, noi cosa siamo? Nulla. Noi non esistiamo proprio.

Noi. Non esiste noi.

Cos’è noi? Quando sono fermo nel buio, a casa vuota, che non c’è nessuno. Lei al lavoro fino a tardi, i bambini a fare sport. In quella mezz’ora, in cui rimando prima di mettermi ad abbozzare una cena, mi fermo sul divano. A volte bevo. E penso a te.

E penso a noi. A questa maledetta parola che nel mio cervello continua a esistere. Sono uno stupido, mi picchierei. Non esiste. Non potrà mai esistere.

Tu non mi vedi. Non sai neanche che esisto in questa versione. Ed è giusto che sia così, perché io non voglio e non pretendo che tu ti separi da tuo marito per me. Non c’è niente tra di noi.

Tu non sai nulla di quello che sto scrivendo. Di quello che sto facendo. Di quello che c’è nella mia testa.

Quindi perché penso a noi?

E poi penso all'ipotesi successiva: se tu sapessi, potresti sempre rifiutarmi. Potresti mandarmi a quel paese. Potresti dirmi: guarda, non mi piaci per niente. È tutto plausibile. Guarda, a me non piace più mio marito, però non mi piaci neanche tu.

E vado ancora più dentro con le ipotesi. Tu sai di me e, allo stesso tempo, io ti piaccio. Potremmo stare insieme? Ancora no, no e poi no.

Perché io non lascerei mai mia moglie. Mai. Perché so che sarebbe una cosa rischiosissima per lei. Lo era 20 anni fa, figuriamoci ora con dei figli, che soffrirebbero tantissimo.

Per cosa? Beh, questo è un altro discorso. Per una cosa grandissima. Quella che sento dentro per te. Più grande di tutto il mondo. Però, per quanto grande sia, non sono disposto a scaricare tutto questo dolore addosso agli altri. Preferisco soffrire solo io.

Pensare: prima o poi passerà. Prima o poi finirà. Prima o poi non ci sarò più io. Dieci, venti, trent’anni.

Solo che c’è qualche parte del cervello, del cuore, dell’anima, chiamala come ti pare, che non si arrende. Che continua a crederci e quindi continua a sperare.

Però spero che sia andato bene il tuo viaggio a Valencia.

A me Valencia è piaciuta molto. Ci sono stato due volte. La prima la Ciudad de las Artes y las Ciencias ancora non era terminata. Mancava la parte finale con lo zoo, ma c’era già l’acquario. La seconda volta era completa, ma la parte dello zoo non mi colpì molto.

Di tutto quel complesso architettonico mi interessava soprattutto l’idea dietro. L’ingegneria. Il pensiero di qualcuno che dice: "deviamo un fiume". E poi lo fa davvero.

È una cosa enorme. Bellissima.

E poi tutto quel parco nato dal letto del fiume vuoto. Bellissimo.

Però a conti fatti, la parte più antica mi è piaciuta di più. Quando mi perdevo in quei vicoli del centro a rincorrere mia moglie, a perderci per poi ritrovarci. Ma non avevamo ancora figli. Era tanto, tanto tempo fa, un tempo in cui avrei creduto di amarla per sempre. Invece così non è stato.

Dire che non la amo più è forzato. Le voglio un bene grandissimo. Però qualcosa si è rotto tanto tempo fa. Non è più l'amore che ho conosciuto, e lo è da troppo tempo. Quella cosa rotta non si è più aggiustata.

Mi manchi tanto.

Ma lunedì sarà uguale: anche se sarai in ufficio, continuerai a mancarmi.

Vorrei poterti abbracciare forte e non lasciarti mai.

Vorrei poterti baciare. Toccarti.

Ma NOI non esiste...

...eppure, in questo momento, sogno il calore di un tuo abbraccio.