Per te...

Desiderio e distacco emotivo

Un'idea. Tornare alla mindfulness.

L'ho pensato stamattina. Riprendere gli esercizi di meditazione che per anni mi hanno tenuto insieme, mi hanno rimesso a fuoco quando la testa correva troppo avanti o troppo indietro. Per il mio problema da "Ferrari con le ruote sgonfie"... No, come diceva Caterina: "Superpoteri nascosti, troppo nascosti". Però, pensandoci bene, magari possono aiutarmi anche adesso. Magari possono aiutarmi a non pensarti continuamente.

La mia soglia d'attenzione si è abbassata ancora, sempre colpa dei quei "Superpoteri" scoperti troppo tardi e che di super fino ad oggi non hanno dimostrato nulla. È una cosa che mi porto dietro da sempre, ma ultimamente è peggiorata. Da quando lavoro su questo cliente qualcosa si è incrinato ancora di più. Non è il mio lavoro, ho dovuto imparare a farlo, questo però ha portato a delle conseguenze. Però non è solo quello. Non è solo il solito caos nella mia testa. Non sono soltanto i miei limiti.

Ci sei tu dentro tutto questo.

Allora provo a concentrarmi sul presente. Sul respiro. Sul silenzio del rustico. Sui piedi che toccano il cotto. Cerco di impedire ai pensieri di andare sempre nella stessa direzione, soprattutto quando resto solo in casa e il silenzio si allarga dappertutto.

Ma niente.

La mattina è passata così, nel tentativo di riportarmi qui. Ogni volta che riuscivo a restare fermo per qualche secondo, arrivavi tu ed i tuoi occhi.

A un certo punto mi sono buttato sul letto. Ho provato le tecniche più avanzate, quelle che una volta funzionavano davvero. Fissavo un punto sul soffitto. Solo un punto bianco, immobile. E lentamente quel punto diventava il tuo viso.

Il modo in cui parli. Le cose piccole che racconti. Gli episodi inutili della giornata. I raccontini detti senza pensarci troppo, come fanno le persone che si sentono a loro agio con qualcuno.

Forse è questo che mi manca più di tutto. Non il sesso. O almeno, non principalmente quello.

Da ragazzo era diverso. Quando mi piaceva una donna, immaginavo subito il desiderio, il corpo, tutto il resto. Con te invece mi ritrovo a pensare alle conversazioni. A come eri da bambina. Ai sogni che avevi. Se sei diventata la persona che immaginavi. Io no, non sono me in ogni ambito della vita. Non sono l'uomo che avrei voluto essere, non sono il marito che avrei voluto essere, forse quello meno di tutti. Non sono il padre che avrei voluto essere. Non sono il professionista che avrei voluto essere.

E sì, mi capita anche di desiderarti. Mi capita di immaginare la tua pelle vicina alla mia, il tuo corpo accolto nel mio, la dolcezza di un'intimità cercata senza fretta. Ma persino lì, dentro quel pensiero, quello che resta più forte non è il sesso in sé. È la vicinanza. È sentirmi finalmente accanto a te senza distanza, senza trattenere niente.

Mi immagino seduto accanto a te mentre parliamo per ore. Tu sorridi. Io provo a farti ridere. E basta questo. Ed è assurdo quanto basti questo.

La situazione peggiora ogni giorno. Io mi sento sempre più dentro questa cosa e, nello stesso momento, ti sento sempre più lontana.

C'è qualcosa che ci divide. Qualcosa di evidente. Una cosa che chiunque vedrebbe immediatamente.

E non è mia moglie. Non è tuo marito. Non sono i figli. Non è la vita costruita attorno.

È qualcosa di peggiore.

È la sensazione che, anche se ci fossimo incontrati nel momento giusto, anche se avessimo avuto trent'anni, anche se tutto fosse stato possibile... tu non avresti scelto me comunque.

È questo che mi distrugge davvero.

Non sapere se sia reale oppure no. Se lo vedo davvero o se lo sto inventando io. Se sia intuizione oppure soltanto paura.

Però è quello che sento.

Ieri mi hai scritto su WhatsApp:

Spero nulla di troppo serio ma solo pensieri che magari con il tempo possono cambiare e alleggerirsi!

Ma i pensieri sono "NOI", e noi non esiste, e fa male, tanto male.