Per te...

Tuo marito

Fine settimana devastante dal punto di vista fisico, ma ha regalato delle belle emozioni: spero possano servire a mio figlio, ne ha bisogno. Devo dare forza e speranza a un ragazzo di 16 anni, io che forza e speranza non ne ho più tanta.

Non so per quale motivo però, da quando è cominciato il viaggio di ritorno, ho cominciato a sentirmi triste. Sicuramente il fatto che tu non sei con me, e che mai lo sarai, ha rafforzato il sentimento. Ma anche perché ho spento il cervello per qualche ora: per seguire mio figlio ho dovuto concentrarmi per forza sul momento presente. Sapere che nella serata sarei rientrato in tutti i miei pensieri, in tutti i problemi, in tutto il mio passato, presente e futuro, mi ha spento. Fortunatamente il compagno di viaggio dormiva e ho potuto togliere la maschera.

Forse la tristezza è cominciata proprio lì, su quell'autostrada pulita e ordinata, con le montagne sullo sfondo e i campi coltivati che scorrevano lenti fuori dal finestrino. Mio figlio dormiva accanto a me. Sentivo il suo respiro pesante e regolare. Per qualche ora avevo vissuto. Stanco, distrutto, esaltato dalle gare, ma presente. Poi è arrivato il momento di tornare.

Anche questa esperienza è finita, mi sono detto. Si torna indietro. Si torna ai pensieri. Si torna alle domande che non hanno risposta. Si torna a quel rumore di fondo che non si spegne mai.

E forse la cosa che mi ha fatto più male non è stata la nostalgia di ciò che lasciavo alle spalle. È stata la nostalgia di qualcosa che non ho mai avuto.

A volte penso a noi. Non a cose impossibili, non a grandi avventure. Non immagino rivoluzioni. Ti immagino il primo giorno di una vita insieme. Un bacio. Poi una passeggiata. Mano nella mano. Senza una meta. Senza fretta. Senza dover spiegare niente.

Non parliamo nemmeno. Camminiamo e basta. Ad un certo punto appoggi la testa contro di me e continuiamo a camminare. Tutto qui.

È assurdo perché non c'è nulla di straordinario in questa immagine. Eppure mi accorgo che è proprio questo che mi manca. La tranquillità. La sensazione che per una volta non ci sia nulla da inseguire, nulla da nascondere, nulla da difendere.

Rivedere mia moglie con il piccolo mi ha dato un po' di serenità, ma la stessa che avrei se rivedessi la mia cara vecchia amica d'infanzia. Non va bene, ma è comunque calore familiare. Sono una merda, ma mi serve tanto.

Arrivato in ufficio speravo nel sentimento di stupore che mi ha regalato l'infiorata per tanti anni, purtroppo anche quello è finito da un po': terminato il Covid, tutto è sbiadito piano piano.

Arrivato in ufficio ho trovato tanto lavoro arretrato, mio, non del collega che mi ha sostituito, tanto ordinario e tanta voglia di non farlo. Mi piacerebbe essere come "La Fenice".

Eppure ho fatto ogni volta un passo avanti, come l'allenatore mi ha insegnato tanto tempo fa, come mia moglie ha rafforzato, uno dei tanti insegnamenti che mi ha dato. Mi sento sempre più merda.

Poi, nel momento in cui ho visto tuo marito camminare per i corridoi, mi sono spento. L'avevo visto altre volte, ma non avevo collegato che fosse tuo marito: prima mi ha distratto, come non sapessi cosa fare, poi mi ha preoccupato tanto da non riuscire a guardarlo negli occhi, come se scoprisse i sentimenti che provo per Lei, per te, sua moglie. Mi vergognavo quasi fossi un ladro. Dopo addirittura geloso, infastidito. Geloso, ma ci rendiamo conto? Io geloso: ma sono proprio impazzito. A rileggermi mi prenderei a schiaffi da solo. Mi prenderesti a schiaffi tu, giustamente, se leggessi queste parole. Come si può essere gelosi del marito altrui? Forse invidioso, se proprio vogliamo cercare un sentimento di contrasto, ma geloso è assurdo.

Ed infine mi ha spento... come lo sono in questo istante. Ho provato, come faccio sempre con la scrittura, a riprendermi. Invece nulla, nulla. Forse non mi sta aiutando come pensavo: l'unica cosa che evito per il momento è andare da Lei, da te, e dirti tutto quello che sento. Per il resto sto comunque male.

Oggi sei anche bellissima: ti prenderei per andare a fare una passeggiata a Sabaudia, a mangiare sul mare e poi passare il tempo a riva fino a che non tramonta il sole.

Forse perché, se chiudo gli occhi, non sogno nemmeno qualcosa di diverso. Sogno proprio questo. Camminare accanto a te. Sentire la tua testa appoggiata a me. Restare in silenzio. Saperti lì.

Ritornare a casa e dormire abbracciati stretti stretti.

Sì, sto impazzendo, ma ti voglio tanto bene.