Per te...

Nel parco

Il caldo è arrivato all'improvviso. In un parco cerco rifugio per me e il figlio più piccolo. Qui la temperatura è decente e una brezza leggera mi dà serenità.

Serenità, come Serena, come te. Anche se quest'anno ti ho visto poco serena. Chissà cosa hai: vorrei poterti aiutare. Sì, il mio aiuto è autentico, ma è anche un modo per starti più vicino, viverti.

Desidero continuamente andare via dal cliente, per svariati motivi: personali, familiari. Ora ci sei anche tu tra questi motivi, però allo stesso tempo sei anche l'unica ragione per cui rimarrei. Sarebbe una sciocchezza, ma lo farei.

Una sciocchezza perché non c'è solo un muro e una porta a dividerci. Ci sono famiglie, compagni di vita premurosi, figli amati, storie di vita vissuta diverse.

E poi ci sono sempre due grandi nodi: tu non potresti volermi, e non ci sarebbe nulla di male. Io non lascerei mai mia moglie.

Quindi non resta che andare via, ma a parte l'azienda, che non ci pensa proprio, sento che soffrirei tantissimo il distacco da te.

Ogni volta che non ci sei, mi pesa la tua sedia vuota. Se immagino di non vederti più, mi sembra di avere un attacco di panico. Mi sento un cretino e forse lo sono davvero.

Il mio lavoro mi ha stufato, deluso, e pensa che non lo faccio da 10 anni. Quello che sono ora è ancora peggio, ma se fossi il DevOps perfetto in Apple o Google, comunque mi avrebbe stufato. Perché la verità è che verrei al lavoro solo per stare tutto il giorno vicino a te. Sentire le tue parole, il modo in cui le pronunci, come gesticoli con le mani, le espressioni del tuo viso. Vorrei potermi immergere nella tua mente e nel tuo cuore. Darti supporto quando lo vuoi e averlo quando mi serve. Vorrei stringerti a me e vorrei che tu ti stringessi a me.

Tutto questo è bello quanto doloroso.