Mi manchi
Frenesia pura. Mattinata al fulmicotone per la fine della scuola. Ma appena riesco aliberarmi dagli altri genitori scappo in ufficio. Voglio vederti.
Mi manchi: mi mancano i tuoi passaggi furtivi davanti all'ufficio. Il tuo profumo. Il tuo sorriso. La tua pelle che lentamente si sta scurendo. I tuoi capelli lisci. Il vederti lì seduta, con i tuoi appunti perfetti e la scrivania in ordine. I tuoi occhi. La tua voce.
Arrivo finalmente in ufficio: tutti parlano di elezioni, l'argomento non mi sfiora. Quasi me ne vergogno, ma ormai gli ideali sono finiti.
Entro nel tuo ufficio: non ci sei. Sto male: vorrei piangere. Vorrei telefonarti e dirti tutto. Venirti a prendere per abbracciarti, passarti tutto l'amore che sento, e non lasciarti mai più. Ho scritto amore, forse sbaglio, ma l'ho fatto di getto. Devo uscire dal tuo ufficio, gli eventi non me lo permettono. Fortunatamente la tua collega combina un piccolo disastro con l'acqua. Torno in me. Riesco a concentrarmi. L'aiuto un po', ma non me lo permette. ESCO.
Ho solo un tuo messaggio, l'ultimo, tu non mi scrivi mai, giustamente. È del 4 giugno, 13:24.
Si si poi ti dico
Odio questa situazione.
Ore 16:00
Le elezioni hanno un vincitore. C'è chi festeggia e chi no. Non mi interessa, penso solo a un tuo messaggio, ma nulla.
Si si poi ti dico
Ore 20:30
Si si poi ti dico
Ore 22:56
Si si poi ti dico...
Mi manchi tanto e il brutto è che quando ti rivedrò mi mancherai di più.