Per te...

La lontananza...

... Imposta un po' dalla seconda regola, il ponte, le tue ferie, ha portato a non vederti per qualche giorno.

È strano dire e pensare: "Mi sei mancata", visto che non riesco a creare un vero rapporto di interazioni sociali con te, però la cosa veramente bella è stata rivederti. Mi piaci tantissimo, ti voglio bene, ed era scontato che rivederti mi avrebbe causato questo piccolo shock emotivo. Se non pensassi alla tragicità della situazione, direi che è una cosa bellissima. Il brutto di me e te è solo nella mia anima e nel mio cuore. Dove, tra l'altro, ci dovrebbero essere altre persone.

Vederti è stato un attimo, e sempre per qualche motivo di lavoro: un pensionamento ha richiesto delle modifiche nell'accettazione di determinate richieste di lavoro e, a dirla tutta, io neanche per questo ero entrato nel tuo ufficio. Che ci fosse questa richiesta da parte tua è stato un bene per me: non ho infranto la regola n° 2.

Non esco per la solita passeggiata: saperti nella stanza accanto alla mia mi rende difficoltoso andare via e fare una camminata. Vorrei venire da te e parlare: "Andiamo a camminare un po'?", ti chiederei. Come sono andati questi giorni? Cosa hai fatto di bello? Ma sarebbero domande di rito.

Invece ti chiederi veramente: "Come stai? Non la salute, ma come stai dentro ora, oggi, in questa cazzo di vita. Sai, è tanto che volevo dirti una cosa: io penso sempre a te, vivo le giornate fuori da qui idealizzando una vita con te. Perché a me questo lavoro fa schifo... no, non fa schifo su questo cliente, fa schifo e basta. Mi sono addormentato 20 anni fa e non ho fatto più nulla se non stare su una barca che mi porta alla deriva. Mi hanno imposto delle regole ed io non ho saputo dire di no a nessuno. E la mia vita con mia moglie non è quella che dovrebbe essere, ed io vorrei scappare con te per girare il mondo. Sentire i nostri cuori che battono insieme. Conoscere nuove persone con te. Nuove città con te. Nuovi mari, montagne e città con te. Fare l'amore con te e rimanere nudi sul letto, sudati per il caldo e per il sesso, a parlare della vita, di quello che abbiamo vissuto e di quello che resta da vivere.

Oddio: sei entrata nella mia stanza tornando dal bagno, mentre io scrivevo queste cose. A pochi metri da me ci sei tu, ed io scrivo di te e di fuggire, quando tu mi parli che ti fa schifo il tuo lavoro, che la mattina ti pesa venire dopo ogni giorno di ferie o di festa. Ed io che sto scrivendo di fuggire insieme a te chissà dove. Basterebbero pochi passi per farti scoprire i miei sentimenti, quanto ti voglio bene e come questo bene resterà insoddisfatto. Credo che tu abbia già percepito "una simpatia" da parte mia, ma non penso che tu possa immaginare tutto questo. Non potresti mai capirlo.

Rifletto sulle tue parole: io voglio andare via da tutto, tu dal tuo lavoro. Io vorrei te e solo te, tu un lavoro diverso.

Ritorni nella tua stanza, al tuo lavoro. Io richiamato per una stupidaggine che non c'entra nulla con il mio lavoro, ma che qui devo fare. Neanche mi ci arrabbio più. La tua collega va via, io vorrei dirti di uscire insieme a prendere il caffè, invece ti chiederò solamente se hai già mangiato e vuoi che ti porti qualcosa...

Vorrei averti incontrata 20 anni fa.