Per te...

La consapevolezza di "Te"

Oggi è un grande giorno: compirò il primo passo di una cosa che rimandavo da 18 anni. Forse è tempo di tracciare una linea e cercare di capire se tutto quello che ho fatto fino a oggi è una somma o una sottrazione. Perché ora? Perché ho quasi 50 anni e devo capire un po' di cose, e soprattutto se resta il tempo per essere me stesso e soprattutto essere felice.

Un po' per questi pensieri, un po' per lo studio, sono mattiniero, ma a studiare non riesco, mi maledico e penso a te... mi chiedo: ma come è nato il tutto?

Quando hai iniziato a stare dentro di me? Quando ho cominciato a desiderarti come l'acqua per un assetato? Non ricordo esattamente, perché penso che non ci sia una data precisa. Tutto è cresciuto, piano piano, senza che mi accorgessi di nulla.

Ricordo però il momento in cui ho avuto la consapevolezza di averti dentro, di volerti bene. La consapevolezza che avrei voluto stringerti e baciarti, di vivere al tuo fianco. Di supportarti. Di voler uscire con te. Camminare per Trastevere con te e fermarci a mangiare a "La Canonica", immersi dalle lucine. Di viaggiare per la Thailandia con te e perderci nella foresta. Rotolarci nella neve in Trentino. Ma anche tanta voglia di normalità: mano nella mano per la tua città. Una giornata al mare. Una scampagnata culinaria. Mi piacerebbe farti conoscere i miei amici, ma anche quello è un abbaglio della mente: pensavo saremmo stati uniti per sempre, ma alle prime incomprensioni, ai primi problemi, alle prime "distanze", ci siamo disciolti come neve al sole. E la colpa non è solo loro, io ci ho messo del mio. Sono, erano, sono stati delle persone straordinarie.

Sono in pieno pensiero onirico, meglio tornare con i piedi per terra.

Comunque ricordo che era l'ultimo Santo Stefano: mi trovavo con i parenti a casa di altri parenti. Davanti al camino, insieme sul divano, a discutere del più e del meno con altri membri del raduno. Le solite chiacchiere noiose, che probabilmente si fanno con tutte le persone in Italia. Forse, proprio perché erano quasi discorsi di routine, io mi assentavo senza che gli altri se ne accorgessero, importante è dire "Si", "No" oppure "Certo", ogni tanto. Mi immaginavo di stare con te per Roma, camminare stretti uno con l'altra, con il freddo che ti entra nei vestiti e la voglia di abbracciarsi per scacciarlo. E mi sono domandato: "Perché?".

Sì, è lì che è cominciato tutto: nel momento in cui mi sono chiesto il perché di questo strano desiderio. Non mi ero ripreso bene da una brutta influenza nei giorni precedenti. Mi sono anche detto che era proprio l'influenza a crearmi questo attimo di debolezza e incertezza sentimentale. No, sei rimasta dentro di me senza soluzioni di continuità. Chissà da quanto tempo c'eri.

Mi ricordo lo spavento. Sì, ero spaventato. Ero spaventato di me stesso: a pochi giorni dai 49 anni e queste emozioni così forti che causano tanta incertezza. Ero spaventato dagli altri intorno a me, come se mi potessero leggere dentro. Ed è continuato per qualche giorno: come se mia moglie potesse leggere i miei pensieri, i miei desideri. Il mio viso assorto quando penso a Lei. E allo stesso tempo ero spaventato dal fatto che non avrei mai potuto averla, ed anche questo mi spaventava: ero triste, impaurito. Una vita senza Lei, senza di te. Non so neanche più in che tempo scrivo: se ti sto parlando o se sto scrivendo un diario personale.

Ricordo il giorno che ti ho vista la prima volta, davanti al forno. Leggevi il cellulare: non ricordo esattamente se avevi appena finito il concorso oppure avevi saputo di averlo vinto. Ho notato subito che eri una bella ragazza. Ma mai avrei pensato a tutto questo. Ho trovato subito affinità con te, passavo veramente dei bei momenti quando c'eri anche tu nelle compagnie. Però di quello che sento oggi ancora non c'era traccia.

Mi ricordo le prime volte che ti parlavo, quando eri in un altro ufficio. Ti consigliavo di cambiare, chissà se ti ho consigliato bene. Io non pensavo al lavoro, alle tue competenze. Pensavo solo alle persone che avresti frequentato. Non pensavo neppure al fatto che ti avrei avuta più vicino. Allora non c'era questo "bellissimo problema". Sì, tu sei il mio bellissimo problema.

Mi piaceva consigliarti, e l'ho fatto, per il tuo lavoro, ma forse ho sbagliato, a te sarebbe piaciuto altro. Credo sia dopo la morte del collega che qualcosa è cominciato a cambiare, ma molto piano. Sì, ogni tanto ti pensavo, sia al lavoro che fuori. Come mi sarebbe piaciuto fare una passeggiata con te in pausa pranzo. Ma tutto questo che esiste oggi non l'avrei mai previsto. E soprattutto non ero consapevole dei miei sentimenti.

Ogni tanto ti incontravo e parlavamo di tante cose. Effettivamente è accaduto poche volte, ma i discorsi erano sempre più personali. Mi piaceva conoscerti di più. Quando poi giocavamo sugli spuntini del tuo ufficio che fanno ingrassare: "Oggi è l'ultimo", e poi si ricominciava il giorno dopo. Felice e divertente sei bellissima. Il tuo sorriso è coinvolgente.

Il fine anno passato e l'inizio del nuovo sono stati molto difficili per te, a livello emotivo. A volte hai ceduto. Ho provato a darti un po' di calore. Avrei voluto dartene di più, abbracciarti e tranquillizzarti, con nessuna pulsione egoistica da parte mia. Lo avrei fatto veramente per confortarti, non per beneficiare del tuo contatto fisico. Ma spesso mi sento bloccato: chissà cosa penserebbero gli altri colleghi. Qualcuno ogni tanto fa qualche battuta. E se ci vedesse tuo marito in giro per la città per andare a prendere un caffè, non voglio dare preoccupazioni ne' a te ne' a lui.

Poi ho cominciato a sentirmi male. Penso che, finito gennaio, sia cominciato il mio conflitto interiore tra quello che avrei voluto fare e quello che ho scelto di fare. Tra il dirti i miei sentimenti e la scelta di proteggere chi voglio bene o chi ho scelto di voler bene nonostante tutto. Tra la voglia di scappare e l'averti vicino. Anche lo smart working l'ho messo in discussione: se me lo danno non posso più vederti tutti i giorni.

Sì, la soluzione finale è andare via da qui, non solo per non averti più vicino. Non solo per provare a non pensarti, ma anche per tanti altri motivi. A dire il vero la soluzione finale sarebbe andare via da tutto e tutti. Dalla mia vita attuale verso chissà cosa, ma troppi starebbero male. Non posso permettermelo.

Forse da domani comincerà la mia nuova vita, forse un ennesimo sbaglio, io continuo a pensare a te, a come vorrei compiere questo passo con te vicino, anche perché non avrò nessuno con me, non hanno mai capito, non hanno mai voluto.

Ti Voglio Bene, sempre di più, e muoio dalla voglia di dirtelo, qualsiasi siano le conseguenze. E questo è ancora più spaventoso.