Felicità inaspettata
Rientro in ufficio per la commissione richiesta. Mi raggiunge un messaggio di mia cognata: una vecchia foto di 18 anni fa. Eravamo belli e la foto è fatta bene. Bei ricordi sopra un'altra storia che non può essere raccontata, ma fortunatamente non sono io il protagonista. Anzi, diciamo che avevo buttato parecchia sabbia sulla voragine degli anni passati e, in quel periodo, ero felice: appena sposati mi sembrava quasi tutto vero. I modi per inventarmi di essere felice non erano miei, però mi sembra assurdo quanto la gente si impegni per crearsi un'immagine di felicità e non si impegni a esserlo davvero.
Comunque quella foto ha il sapore di occasioni e tempo perduto, ma ho voglia di mostrare quella foto a Lei: non lo faccio con consapevolezza, ma di slancio. Forse l'ennesimo inganno della mente per starLe vicino. Dalla discussione intorno a quella foto tiri fuori il tuo telefono, mi mostri le tue foto su Facebook: sono felicissimo di vederle, mi regali un pezzo della tua vita passata e la cosa mi fa stare bene, però sei migliorata. Ora sei molto più bella. Si cresce e i segni che non sei più quella persona ci sono, però ora sei più bella. Non posso non dirtelo, mi viene troppo facile farlo, nonostante ci sia la tua collega nella stanza. Non riesco a stare in silenzio.
Il bello è stato comunque poter vedere, anche per poco, scampoli del tuo passato.
Devo uscire dalla stanza, la cosa mi rattrista: è già tutto finito. Finisce sempre tutto. Anche io, la Terra, il Sistema Solare, questa galassia, tutto finirà, ecco perché durante il percorso bisogna dare a tutto un significato importante. Da piccolo mi hanno insegnato, non i miei genitori, che amare e imparare sono le cose che ci rendono vivi: non ci sono riuscito.
Non credo di avere più tempo, e poi a cosa serve ormai.