Emozioni e riflessioni
Sono nel rustico, al computer. Il pavimento rosso del cotto fa risaltare il bianco di tutto il resto. Entra un raggio di sole da una finestra alta. Cade sul divano piccolo. Sopra c’è la sedia a dondolo dei ragazzi, quella di quando erano piccoli. Ora è sempre vuota. La giro ogni tanto per spazzare. In questo momento le gambe della sedia proiettano un’ombra sul pavimento.
Guardo quell’ombra e penso al sole. A quanto sia pieno di energia. E a quanto lo rifiuto. Amo la luce, quando è moderata, spesso la cerco per migliorare le poche foto che faccio ancora, ma fondamentalmente preferisco il freddo, l'inverno, la pioggia la luce bassa. Uno dei tanti contrasti della mia vita.
Penso a lei.
Penso ai corridoi dell’ufficio, l'unico posto di banali interazioni. Alla sua postazione. Ai piccoli sguardi. Ai sorrisi che la fanno sembrare una bambina. Agli occhi verdi, fermi. Alle interazioni minime che abbiamo. E a tutte quelle che invento, che mi piacerebbe vivere, ma che sono solo nella mia testa.
Le ho detto “buon primo maggio”. Ha sorriso, ha detto grazie. Fine. I suoi occhi belli come una mattina di primavera.
Mi ha detto che la prossima settimana va a Valencia. Ho fatto finta di niente. Ho parlato della città, poi ho spostato tutto sulla figlia e sulla cistite, sull’antibiotico in vacanza. Dentro mi si è chiuso qualcosa.
La prossima settimana non la vedrò, mi dispisce.
Mi basta sapere che sarà con lui. Vicini. Che vivranno cose insieme. Che faranno l’amore. Mi fa male. Tanto.
E nello stesso tempo sono contento per lei. Ultimamente non la vedo serena, come il suo nome la rappresenta. La bambina sta spesso male. La vedo stanca.
Ma il dolore è più forte.
Mi dico che sono stupido. Che non la conosco davvero. Funziona: mi riporta al lavoro. Mi distrae.
Oggi no. Oggi è primo maggio. Mi sono svegliato pensando a lei. Mia moglie mi ha abbracciato e io ho immaginato che fosse lei. Mi sono rilassato. Ho sorriso. Ho stretto forte un corpo che non era il suo.
Poi mi sono sentito uno schifo.
Mia moglie si prende cura di me. Mille attenzioni. Se sto male c’è. Ma non ci sono parole dolci. Non c’è un “ti amo”. Non c’è mai stato.
Io invece immagino frasi che non ho mai sentito. Un abbraccio da dietro. La testa sulla schiena. “Sei la persona più importante della mia vita”.
Non è mai successo.
Le ho chiesto: “mi abbracci, senza pensare a tutto il resto?”. Mi ha abbracciato. Come si fa una cosa da fare. Eppure, per un attimo, al cuore, qualcosa è entrato. Un attimo.
Poi basta. Torniamo a quello che bisogna fare. Sembra un’azienda.
Stamattina a colazione ha iniziato a distribuire compiti. Biglietti, erba, compiti, organizzazione. Io zitto. Deluso.
Avrei voluto dire: ma possiamo buttarci sul divano, abbracciarci un po’, stare insieme senza fare niente.
Non l’ho detto.
Continuo a volere un calore che non ho mai avuto. E lo cerco nella persona sbagliata. In qualcosa che non esiste.